TUTELA

Segnalazioni ai NAS, Supporto nella auto-pubblicizzazione online e pubblicistica cartacea, promozione attraverso la realizzazione di materiale informativo sulla professione dello psicologo, delle aree di competenza, tavoli tecnici per sviluppare promozione della professione e sviluppo occupazionale per i colleghi.

 

 1. Terzo Settore: cosa abbiamo fatto

Il gruppo di lavoro sul Terzo Settore si è sempre caratterizzato come un gruppo di supporto al Consiglio per interventi di politica professionale.

A Febbraio 2014, pochi giorni dopo l’insediamento dell’attuale Consiglio dell’Ordine, la Regione Liguria con delibera 203/14 ha escluso la possibilità per gli psicologi di lavorare come educatori nelle strutture socio educative per minori cambiando in modo significativo e improvviso una realtà consolidata da molti anni.

Contestualmente veniva istituita la figura del TASE, tecnico animatore socio educativo, figura inedita e non presente a livello nazionale, pensata come una sorta di sanatoria per non causare il licenziamento di quanti fino a quel giorno operavano come educatori in tali strutture. La realtà era caratterizzata da persone con livelli di formazione variegati, dal diploma di terza media a specializzazioni post lauream come quella in psicoterapia. Chi fosse stato interessato ad ottenere la qualifica di TASE per mantenere il proprio posto di lavoro avrebbe dovuto frequentare un corso di formazione e un tirocinio.

Un cambiamento drastico e radicale che ha messo in difficoltà moltissimi colleghi e che ha visto l’Ordine in primo piano per fare chiarezza circa l’effettiva impossibilità per i laureati in psicologia di svolgere quell’attività lavorativa. Attraverso contatti con Regione, Cnop e Università si è ottenuto almeno l’esonero per gli iscritti all’Ordine dell’obbligo di frequenza del corso, con il solo obbligo di presentare una tesina conclusiva.

L’Ordine ha promosso l’attivazione di un coordinamento tra i colleghi coinvolti nella vicenda TASE, a cui hanno preso parte un centinaio di colleghi.

Successivamente abbiamo sentito la necessità di promuovere un coordinamento tra i colleghi che avesse la funzione di studiare la materia e promuovere azioni di tutela e promozione della professione, in un ambito in cui la funzione psicologica è stata da sempre ricercata ma non riconosciuta. Per molto tempo sono stati assunti psicologi come educatori proprio perché la funzione psicologica veniva considerate un valore aggiunto, senza però che fosse riconosciuta esplicitamente.

Quanto deliberato dalla Regione Liguria nel 2014 era già stato previsto nel 2005, ma nessuno si era occupato in precedenza di seguire il processo di legiferazione sulla materia a livello regionale.

Da qui la decisione di attivare il gruppo di lavoro sul Terzo Settore nel 2015 con il coordinamento della dott.ssa Luigina Piano.

A Marzo 2015 la precedente giunta regionale, come ultime delibere, ha approvato la d.g.r. 535/15 che definiva ulteriormente i profili professionali per l’area socio educativa, lasciando uno spazio irrisorio alla professionalità dello psicologo, che veniva impossibilitato anche a svolgere funzione di coordinamento.

Il gruppo di lavoro purtroppo ha visto da sempre una scarsissima partecipazione al contrario delle aspettative del Consiglio. Questo ha limitato le possibilità di studiare una materia molto ampia e diversificata.

Le attività del gruppo, dopo un iniziale lavoro di mappatura dei colleghi operanti nel settore (attraverso un questionario 200 colleghi hanno risposto di lavorare nel settore), si sono concentrate sulla probabile revisione da parte della Regione della d.g.r. 1749/11 che definiva i requisiti per l’accreditamento delle strutture socio sanitarie.

Il lavoro è consistito nell’analisi del testo e nel valutare possibili proposte di modifica e miglioramento in 4 aree: anziani, disabilità, salute mentale e tossicodipendenza.

Nel 2016 A.Li.Sa è stata incaricata dall’Assesore Viale di redigere il nuovo Manuale di Autorizzazione al funzionamento con l’obiettivo di disciplinare in una sola D.G.R. quanto precedentemente veniva disciplinato da due diverse D.G.R., nello specifico la 1749/11 per il sistema sociosanitario e la 535/15 per il sistema socioeducativo.

Nel corso dei lavori sembrava fosse intenzione della Regione eliminare la presenza dello psicologo dell’équipe multidisciplinare delle strutture residenziali per pazienti psichiatrici, a fronte dell’attribuzione di un minutaggio estremamente limitato previsto per la figura dello psicologo, in molti casi posto in alternativa al medico. Di conseguenza, le attività del GdL, in stretta sinergia con l’Ordine, si sono concentrate sullo scongiurare questa possibilità.

L’Ordine ha fin da subito proposto alla Regione di dare il proprio contributo allo studio, affinché la funzione psicologica fosse compresa e utilizzata in modo appropriato ed efficace per l’utenza, evidenziandone l’importanza, soprattutto nelle strutture residenziali per pazienti psichiatrici, tanto nella fase di riabilitazione, quanto come specialista in qualità di psicologo psicoterapeuta, per contribuire all’impostazione del progetto terapeutico e svolgere interventi di psicoterapia individuale e di gruppo. Fin dal 2017, in assenza di un tavolo tecnico, ha richiesto di incontrare i tecnici regionali preposti alla stesura del Manuale, per arrivare all’audizione del 2 agosto 2018, convocata dalla II Commissione Salute e Sicurezza sociale, alla quale era presente anche l’assessore Viale, in cui la proposta dell’Ordine di mantenere lo psicologo nell’équipe psicoeducativa e prevedere un minutaggio a sé per lo psicologo psicoterapeuta è stata accolta. Si è vissuto un momento critico allorquando la Regione, nell’approvare il Manuale, ha improvvisamente e inspiegabilmente cancellato la presenza dello psicologo dell’équipe multidisciplinare in psichiatria, e ne ha reso inconsistente anche la presenza come specialista, dal momento che lo psicologo è stato inserito in un minutaggio alternativo a quello del medico. Questo avrebbe provocato, a partire dal mese di Maggio 2019 una rivoluzione nelle strutture residenziali, che avrebbero visto nell’arco di pochi mesi il completo cambiamento dell’équipe, con un notevole danno per i pazienti inseriti, oltre che per i colleghi che da numerosi anni operano nell’ambito.

L’apertura del dialogo con la Regione e la mobilitazione dei colleghi che operano nell’ambito ha permesso che venisse convocato un tavolo tecnico per valutare le possibilità alternative. Il tavolo tecnico, a cui hanno partecipato sia rappresentanti dell’Ordine che del Comitato dei colleghi operanti nelle strutture, ha portato ad alcuni chiarimenti su quanto previsto in precedenza, che prevedono la possibilità di un aumento del minutaggio dello psicologo del 30%, sebbene non più presente nell’équipe psicoeducativa.

Circa le strutture per anziani è stato possibile chiarire la complessità degli interventi dello psicologo in psicogeriatria per cui a differenza della d.gr. 1749/11 nel Manuale è riconosciuto che la figura dello psicologo si occupa di interventi anche per i familiari/caregiver anche con il compito di supervisione dell’equipe e con la funzione di prevenire il burn out degli operatori. Circa le strutture per disabili è stato possibile chiarire l’importanza della presenza dello psicologo come supporto all’equipe nella gestione di pazienti gravi.

 

2. Psicologi e servizio sociale: un impegno concreto dei colleghi e dell’Ordine

L’Ordine ha partecipato a due audizioni con diversi rappresentanti del Comune di Genova: una con la Conferenza dei capigruppo e l’altra l’audizione Consigliare Welfare, per riflettere e ripensare il ruolo dello psicologo impiegato presso i servizi sociali e collaborare per azioni di tutela e implementazione della professione.

Nella convocazione in Conferenza dei capigruppo, in cui hanno partecipato M.D. Fiaschi e A. Brameri, il focus era più centrato sul “sistema affidi del Comune di Genova” messo in discussione per effetto dei casi di Bibbiano. L’Ordine aveva già espresso come il lavoro sulla tutela dei minori sia particolarmente delicato e complesso per la carica emotiva che lo contraddistingue e che implica responsabilità, sensibilità, umanità e una formazione specifica, approfondita e in costante aggiornamento che tenga conto delle linee guida esistenti (Legge 184/93 e successive modifiche, Legge 176/91, Legge 328/00, Legge regionale 12/06, D.G.R 535/15 con allegati B, C, D ed F.).

Un lavoro, dunque, che non può che essere svolto che con grande professionalità, seguendo linee guida vigenti e di concerto con altre figure professionali della rete, in un continuo confronto multidisciplinare, portatore di punti di vista diversi che hanno il vantaggio, per i professionisti e per l’utenza, di permettere l’uscita dal rischio della visione “monoculare” di un’unica professione.

Va ribadito anche che né gli psicologi, né i medici, né gli assistenti sociali hanno il compito di “accertare i fatti” nei casi complessi, compito e responsabilità esclusive dell’Autorità Giudiziaria che collabora nella rete dei servizi.

Nella precedente audizione ci eravamo già dati disponibili a lavorare ad un Tavolo tecnico interdisciplinare, che con dati alla mano possa svolgere, in modo trasparente, un lavoro accurato di analisi, di verifica delle prassi e possa dare avvio ad un sistema ancor più efficace ed appropriato nell’interesse delle bambine e dei bambini che hanno bisogno e dei loro genitori che hanno pari diritti di essere sostenuti dagli operatori, ma anche a ripensare all’intero sistema di servizi per mettere gli operatori stessi in condizione di intervenire al meglio delle loro possibilità e con la garanzia di avere risorse istituzionali adeguate per promuovere cultura e attuare progetti di prevenzione e di risposta alla povertà, alla mancanza di protezione e alle emergenze sociali come prospettato nel Protocollo di intesa tra il CNOP e l’ANCI per la promozione del benessere dei cittadini.

Nell’incontro con l’assessore Fassio, alla presenza di L. Cacia e M.D. Fiaschi, abbiamo trattato la criticità maggiore che, attualmente, sembra proprio quella di un’adeguata dotazione organica (8 psicologi in Comune, e in ASL3 una sola psicologa per gli affidi familiari e 15 psicologi per i casi di tutela minori) per attuare interventi di prevenzione e sostegno nelle situazioni critiche e di fragilità per non dover poi intervenire quando “i buoi son scappati”, cercando di colmare falle troppo grandi da contenere, essendo poi costretti ad utilizzare strumenti di intervento di tutela del minore a rischio più “drastici”, come quello della collocazione in una comunità o in una famiglia affidataria.

Le “Linee di indirizzo per l’affidamento familiare”, approntate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e approvate dalla Conferenza Unificata in data 25 ottobre 2012, indicano che “L’organizzazione dei servizi sociali per la protezione e cura dei cittadini di minore età è uno dei compiti fondamentali del Comune. In ogni caso, il Servizio Sociale locale è responsabile del progetto quadro sui bambini e sulle famiglie in difficoltà in base a quanto disposto dalla legislazione vigente, nel cui ambito rientra, in quanto azione di tutela, l’affidamento familiare. Le competenze assegnate al servizio sociale rispetto all’affidamento familiare sottendono la necessità che l’Ente Locale organizzi un sistema integrato di servizi capace di assolvere e sviluppare azioni specifiche per una piena realizzazione dell’Istituto dell’Affidamento Familiare. All’interno di questo sistema integrato i Comuni promuovono la costituzione di Centri per l’affidamento familiare, che abbiano un congruo numero di operatori e di ore lavoro specificamente dedicate, anche in rapporto alla popolazione e all’utenza”.

In conclusione ci sembra preminente e importante ripensare ai ruoli (che devono essere diversificati tra chi valuta e chi cura), ai compiti (ad esempio ripensare al compito importante che possono avere gli psicologi nel Servizio Sociale del Comune) e agli obiettivi di un numero ADEGUATO di professionisti preparati e organizzati che si occupi della tutela dei minori e delle famiglie.